Si è verificato un errore nel gadget

lunedì 18 aprile 2011

difendere la privacy su facebook

Qualunque sia il motivo per vedere gli affari degli altri, vediamo quali sono le tattiche più diffuse dagli spioni, soprattutto per difendere se stessi dagli attacchi alla propria privacy.

Prima di tutto, premetto che un "hack" informatico per entrare in pagine private, non esiste e se pure venisse scoperto, durerebbe molto poco quindi su questo si può stare assolutamente tranquilli; se qualcuno dicesse il contrario, lo farebbe solo per mettere paura e prendere in giro.

Ultimamente però sono uscite due applicazioni che sembrano riuscire a far vedere le fotografie di tutti gli iscritti a Facebook e contro le quali non ci si può difendere.
1) Seegugio è una applicazione di Facebook italiana che permette di cercare un nome e di vederne le foto e gli album.
2) Photo Stalker è anch'essa una applicazione facebook di cui però esiste anche un più efficace add-on di Photo Stalker per il browser Firefox.

I trucchi invece si fanno per via sociale, usando un po' di psicologia spicciola, astuzia, con un po' di pazienza e usando tecniche parecchio subdole.

1) La mossa più semplice quando qualcuno vuole vedere un profilo privato e di chiedere l'amicizia ed aggiungerlo ai propri contatti.
Chiaramente, se l'obiettivo da spiare usa Facebook per essere in comunicazione con i suoi amici, difficilmente accetterà, se invece è uno con due mila o più contatti, uno più o uno meno, non gli farà alcuna differenza.
Nel caso in cui il bersaglio sia attento alla propria privacy allora, chi vuole sbirciare la sua pagina con tutti i dettagli, deve spacciarsi per qualcun altro.
Quando si cerca qualcuno usando la ricerca amici oppure guardando la lista dei contatti di uno che gia è dentro al proprio network, cliccando sull'immagine oppure sul suo nome, si presentano alcune opzioni a seconda del livello di privacy impostato da questo.
Di sicuro, è attiva sempre la possibilità di inviare un messaggio privato ed è li che, uno bravo, può fregare chiunque non sta attento o che ha poca memoria.
Il punto è che, alcuni profili non impostati con privacy completa, diventano leggibili temporaneamente, se, dopo aver mandato loro un messaggio, rispondono.
Si possono cosi guardare le informazioni generali, quelle relative al lavoro, agli studi e la lista amici.
Il messaggio più comune per ingannare è di questo tipo:
Ciao, andavamo a scuola insiseme, ti ricordi di me?"
Nel momento in cui, la vittima, risponde "Non mi ricordo proprio, lascia perdere", in quel momento, si ha accesso temporanea per vedere una parte del suo profilo.

2) Il secondo metodo, più elaborato ed efficace studiato dagli esperti di social network, è quello che si chiama "Resuscitare il morto vivente".

Scorrendo gli amici della vittima da spiare, cliccando su visualizza amici che in generale è lasciato sempre abilitato, bisogna guardare con attenzione le loro fotografie.
Tra gli amici, ci sarà di sicuro qualcuno di questi che non ha caricato la sua foto e che si presenta con la faccia di una persona grigia e senza volto.
Molto probabilmente, queste sono persone amiche del bersaglio e, il fatto che essi non hanno caricato l'immagine significa che non utilizzano Facebook spesso e vi accedono molto raramente.
Quindi, se ci si presenta con il nome di questa persona, il profilo privato da spiare non riconoscerà mai la differenza tra il contatto vero e lo spione.
Per essere anche precisi e non dare adito a troppi dubbi, si prende nota di circa 20 nomi di amici, privilegiando, se vi sono, quelli che questo sconosciuto con la faccia grigia ha in comune con il malcapitato.
Adesso l'immorale spione, può andare sulla pagina principale di Facebook e iscriversi utilizzando lo stesso nome dell'amico senza immagine con un account di posta elettronica anonimo e temporaneo (vedere post sull'argomento Email anonime e antispam, per saperne di più).
Una volta entrati in questo account fasullo, può chiedere l'amicizia a tutti i nomi segnati in precedenza più qualcun altro a caso.

Nove volte su dieci, è nella natura umana assumere che il messaggio che si riceve in Facebook da un nome conosciuto, sia effettivamente reale e, senza pensarci troppo, difficilmente si rifiuta di aggiungere il fasullo come amico.
Dopo aver accumulato una buona lista di nomi, tra cui diversi contatti in comune con la vittima, questa non ha più scampo e, quando si vedrà comparire la notifica che il falso amico lo vuole aggiungere, accetterà senza fare domande.

3) Terzo metodo, il più subdolo, è quello di iscriversi a Facebook con un nome qualsiasi e mettere la foto di una bella ragazza prendendone una di una modella o attrice poco famosa.
Se l'obbiettivo è un maschio, accetterà sicuramente l'amicizia di una bella donna mentre se si vuole aggiungere una ragazza ai contatti, si può provare mettendo la foto di un modello in abbigliamento e in posa casual.

4) Sul sito Booshaka si possono cercare tutti gli aggiornamenti di stato degli utenti Facebook che lo hanno lasciato pubblico (senza saperlo)

Come ci si può difendere quindi da questi attacchi di privacy?

A questo proposito consiglio vivamente di leggere come controllare la privacy Facebook con le impostazioni rapide ed automatiche e la guida alle impostazioni di Privacy su Facebook

giovedì 22 aprile 2010

I'm Lovin it

21.04.10
Come saprete la scorsa settimana c'è stata la settimana del design a Milano, tra il salone del Mobile e Zona Tortona, possiamo dire con certezza dire che Milano si è fatta notare.
Ma non solo, in occasione della Fiera del Mobile di Milano, Mc Donald si è rifatto il look ed ha colto l'occasione per inugurare il desihn esclusivo dei suoi interni.

Dal classico inizio, che eravamo abituati a vedere, frutto dei primi anni del fast food importato dall'America con tutta la filosofia che ne concerne, ora stiamo assistendo a una forte trasformazione di quello che è il colossale sistema di Mc Donald.
Già Ritzer aveva teorizzato il processo dell'azienda, vedendo una vera e propria catena di montaggio con tutti i riferimenti al taylorismo e in parte anche al marxismo, dallo sfruttamento dell'ambiente e dei lavoratori fino a quello della clientela.
La sua logica si basa in pratica sulla velocità, sulla suddivisione del lavoro (una chiara rimembranza del taylorismo), sul consumo veloce dei pasti, riduzione del tempo di permanenza in modo da garantire sempre spazio libero per nuovi clienti.

Oggi: non è più così!

Si sta riscoprendo lo slow food, la filosofia slow prevede la riscoperta dei sensi, nelle sue sfacettature, in primis del cibo: la completa antitesi del fast.
Alla dimensione del gusto, si accompagna anche la percezione della dimensione ambiente, che nella filosofia slow non deve richiamare necessariamente quella della casa, ma più che altro l'intimità aiutata anche dalla dimensione sonora.
Non è difficile capire l'inversione di tendenza che si sta disvelando nel Mc.
Se non possiamo affermare che appartenga alla filosofia slow, non possiamo però nemmeno dire con nemmeno dire con assoluta certezza che il ruolo che ricopre tutt'oggi è quella del fast food.
Di seguito cercheremo di indagare le diverse sfere sensoriali che rendono difficile questa categorizzazione:



DIMENSIONE GUSTO

Una vera rivoluzione è quella della riscoperta del sapore.
Al classico gusto del Mc viene aggiunto quello classico della cucina occidentale, una importante componente della nostra cultura.

Da una parte c'è la spinta del marketing a offrire prodotti italiani e certificati, offrendo quindi una certezza in più sui prodotti Mc Donald.
Emblematico è il caso dell'Emmenthal Francese, inserito nei panini per garantire sicurezza e igiene insieme a un attento rapporto qualità/prezzo.

DIMENSIONE SPAZIO
Il fast food per garantire il "via-vai" del flusso della clientela disponeva scomode sedie in plastica, per nulla ergonomiche (inutile dire che non si vedeva l'ora di alzarsi!)
La settimana milanese ha inaugurato un interior design, che sopprime questa prospettiva "life in plastic" :
i tavoli sono accompagnati da comodi divanetti in colori più o meno neutri dall'aria minimal-chic con un comfort nuovo che non conoscevamo in Mc Donald.
Lo stesso allestimento del fast food ricorda la filosofia slow, grandi lampadari ri-illuminano la stanza.
Insomma dopo anni di filosofia fast, ora forse potremo finalmente sederci e pensare davvero "I'm lovin it!"