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venerdì 4 dicembre 2009

Un mondo di mondi

Il mio interesse per le storie e i personaggi mi ha portato ad appassionarmi ai generi narrativi, in ambiti molto diversi tra loro.

In ambito grafico la mia attenzione si è rivolta verso la creazione di personaggi (da Cappiello con la sua 'rivoluzione' nelle affiche) alla svolta nell'ambito televisivo delle storie del Carosello (es.Carmencita, Calimero..) fino ad oggi con la stabilizzazione di alcuni personaggi e l'evoluzione di generi narrativi, all'interno di spot trasformando persone vere e proprie in personaggi (Panariello = Briatore) e gli spot stessi, in episodi di storie (basti pensare agli episodi odierni di Lavazza, Wind, Vodafone...).

Non è questo un modo di fidelizzazione? Non tiene questo gli utenti collegati alle storie e in questo caso al prodotto? Non è questo che li fa affezionare?

Mi affascinano delle storie, inoltre i diversi mondi che si gioca:
.: mondi fantastici (dove la particella di sodio dialoga con se stessa o con noi forse?)
.: mondi idealizzati che ci trasportano in una realtà perfetta (forse si potrebbe piuttosto chiamare derealizzazione) come la famiglia ideale del Mulino Bianco e della Barilla, o in mondi passati (non è forse quello primitivo delle "Gocciole"?),
.: o perfino in mondi troppo reali che ci fanno prendere contatto con la realtà (come ha fatto Oliviero Toscani con Benetton, spesso provocandoci).

Tutto questo mondo di "mondi" non lo ritroviamo solo in ambito pubblicitario, ciò mi ha avvicinato infatti anche all'ambito musicale, in particolare a Luciano Ligabue che ci offre una vera e propria galleria di personaggi, da Walter Il Mago al barista Mario a Veleno alla Ballerina del Carrilon, portandoci in un mondo narrato e un'insieme di storie che intrecciate l'una con l'altra ci trasportano in quell'atmosfera da "borgo" che si respira un po' in tutte le sue canzoni. Fino ai racconti di
"Fuori e dentro il borgo" che hanno dato vita poi al film "Radiofreccia".
Il film e il libro sono infatti, a loro volta un'insieme di storie: dal protagonista (Freccia) agli altri personaggi (protagonisti aloro volta della loro storia) come la figura del barista Adolfo (che gestisce il traffico degli avventori)
Virus ( e le sue scommesse), Pluto (e le sue conversazioni con l'aldilà)
, Bonanza ( e i suoi film) fino a kingo (una rieditazione del mito di Elvis).

Questo intreccio di storie che convergono in una solo narrazione mi ha portato ad appassionarmi allo stile che ha caratterizzato molti romanzi nel 700-800, in particolare "Le confessioni di un Italiano", un intreccio di storie con una visione dinamica del protagonista.
La narrazione inizia con la descrizione del castello di Fratta e con la rassegna dei personaggi che lo abitano: il conte di Fratta, il suo cancelliere, il fratello monsignore Orlando, il capitano Sandracca, comandante delle milizie del castello, ser Andreino, autorevole personaggio di Teglio, Martino, già servitore del padre del conte, il piccolo Carlino, nipote del conte, che lo ha allevato presso di sé, ripudiandone i genitori, Marchetto, messo del conte, il pievano di Teglio, maestro di Carlino, il cappellano del castello, la contessa veneta Navagero, la madre del conte, vecchissima e quasi paralizzata, Clara e Pisana, l'una mite e mesta, l'altra irrequieta e civettuola, entrambe figlie del conte.
La storia di Carlino, partirà dal cucinino (unico spazio in cui poteva stare perchè non molto gradito al castello); la sua visione quindi partirà dalla piccola stanza fino ad estendersi all'intero castello (man mano che si conquista gli spazi). Intanto intorno a lui ruotano una serie di storie di personaggi. Il castello è cioè presentato a noi come una vetrina degli episodi, di cui Carlino sente narrare all'interno di esso e che noi vediamo attraverso 2 punti di vista Carlino e l'ottuagenario (il Carlino maturo).
Dal suo microcosmo (prima il cucinino, poi l'estensione al castello), riuscirà perfino a conquistarsi il macrocosmo, uscendo prima da Fratta, fino a Portogruaro, fino a Venezia, dove incontra il "maestro", fino a Padova dove l'amico gli rivelerà la sua ingenuità e gli metterà in luce che in realtà ciò che gli si era rivelato come il buon maestro, è in realtà il contrario.
La sua leggera e graduale conquista del "mondo" e la riscoperta di un mondo di "mondi" lo porterà alla definitiva maturazione (l'ottuagenario) e al riconoscimento come "figlio legittimo.

Credo che ambiti così diversi, siano in realtà molto correlati, l'uso di storie non deve e non è mai stato un metodo, una tecnica letteraria riservata solo alle narrazioni così propriamente dette in scrittura.
è uno strumento efficace per identificare il prodotto e l'azienda, per fidelizzare il consumatore e intrattenere l'utente.
Credo inoltre che sia un metodo molto efficace per qualsiasi tipo di comunicazione, fare affidamento solo su una sigla può essere limitativo, in quanto può essere solamente utilizzata per spot tv.
Cappiello ci ha dimostrato come i personaggi, le storie, le narrazioni leghino il prodotto, in modo inscindibile.

Le storie ci prendono.
Ci affascinano.
Ci coinvolgono.
Ma sopratutto ci fanno sognare.


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